Missili e riso freddo

Essendo alquanto abitudinario, anche la mattina del 22 Giugno sono andato a prendere il caffè al bar, dedicando un’ora alla lettura dei quotidiani. Ognuno ha le proprie perversioni.

Con un pizzico di delusione noto che nessun giornale riporta notizie sull’attacco statunitense all’Iran di cui avevo appreso notizia dalle agenzie On-line. Forse devo arrendermi: la stampa stampata è troppo romantica per seguire gli eventi dell’attualità. So già che non cambierò approccio.

Superato il rammarico, mi rendo conto che la prima domenica di inizio estate sarà celebrata dal turismo ossessivo-compulsivo che si unisce alle presenze dei fedeli accorrenti la messa nel santuario che domina il borgo dove vivo. Prima della celebrazione, o dopo la camminata è bene rinfrescarsi in compagnia, così devo accontentarmi del tavolo più stretto per leggere. Ebbene, mentre la mia preoccupazione per le sorti geopolitiche mondiali cresceva, credevo che un po’ tutti parlassero dello stesso argomento: . Hai visto cos’è successo? Secondo te scoppierà la guerra mondiale? Speriamo solo che Putin non aiuti l’Iran, altrimenti……- Ma niente, il nulla. Ogni singolo discorso è incentrato sulla cucina. Ben tre tavoli su quattro (uno è il mio) si trasformano in summit culinari motivati dall’urgenza di come mangiare bene fronteggiando la calura estiva. Motivazione nobilissima, per carità, verso la quale nutro anch’io una certa attenzione. Ma davvero, di fronte a quel che accade, c’è spazio mentale per l’arte culinaria? Mi sento isolato, paradossalmente fuori dal mondo mentre mi sembra di essere l’unico ad interessarsi dello stesso; e capisco che in ciò nasce la fragilità delle democrazie liberali.

Scrive E. Mauro nell’editoriale apparso su Repubblica il 22/06 – La guerra sospesa nell’interregno- : “ …Per la prima volta sperimentiamo in concreto cosa vuol dire vivere nello spazio di mezzo tra il vecchio ordine frantumato e il nuovo disordine che si sta organizzando a colpi di forza, con la logica del fatto compiuto e l’unico obiettivo di soddisfare interessi nazionali particolari…” Leggendo queste righe mi rendo conto che la reazione gastronomica che mi circonda è pienamente comprensibile. Magari nessuno di quelle persone ha avuto modo di informarsi sul nuovo scenario di guerra, ipoteticamente globale; se anche fosse? Cosa posso farci io, o cosa possiamo farci noi se non assistere passivamente alla deriva di ogni “ordine basato sul primato del diritto internazionale”? Il mondo che conosciamo sta forse andando alla deriva, ma a mezzodì bisogna pur mangiare e con questo caldo, poi….

Impossibilitati a sentirsi protagonista della storia, la società è ormai diventata passiva verso ogni evento che non riguardi un interesse immediato avvertito dalla maggior parte delle singolarità che la compongono. In fondo è lo stesso principio che sta muovendo i grandi attori internazionali. L’egoismo nazionale, etnico, religioso o qualsiasi collante sociale di autoriferimento, diventa il giustificatore principale del nichilismo individuale. Scrive sempre E. Mauro : “ … Ci muoviamo nel vuoto, tra due epoche. Un vuoto riempito solo dalla forza, svincolata da ogni norma, privata di qualsiasi teoria di legittimazione, ……se manca la regola infatti nulla è trasgressione, per qualsiasi arbitri non serve giustificazione……rischiamo di non distinguere più il bene dal male, mentre accettiamo il vantaggio immorale che deriva dal loro intreccio, smarrendo il fondamento di ogni coscienza…” Per appagare il vuoto, mangiamo, oppure viaggiamo, o scrolliamo all’infinito video che accostano bombardamenti a gattini teneroni. Tutto pur di non pensare, non fermarsi a guardare il passato per cercare di immaginare il futuro. Il presente è diventato il tutto, e visto che ci fa schifo, ci affidiamo agli effimeri appagamenti del piacere immediato. Esattamente come un missile, esplosivo fallo gigante che penetra nelle viscere della terra ed esplode, salvando noi uomini e donne libere dall’angosciosa consapevolezza di amare il caos.

Una risposta

  1. un urlo al risveglio

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